Settemilacinquecento posti di lavoro a rischio, a causa della possibile chiusura per crisi di quaranta ippodromi e 700 agenzie ippiche. Il baratro in cui è precipitata l’ippica ha numeri da “profondo rosso”, stimati da Assosnai, che si spiegano con il taglio doloroso del montepremi sceso dai 200 milioni del 2010 ai 111 previsti per il 2012 – e dei contributi affidati all’Assi, l’ex-Unire, passati dai 400 milioni degli anni scorsi ai 235 previsti per il prossimo anno. In entrambi i casi, le risorse derivano per il 33% da un contributo statale e per il 66% dalle scommesse ippiche. La questione sta proprio nel crollo delle giocate sulle corse dei cavalli. I dati d’altronde parlano chiaro: nei primi dieci mesi dell’anno, le scommesse ippiche sono scese del 20,9% (1,15 miliardi contro 1,46 miliardi dell’analogo periodo del 2010). E a ottobre, secondo i dati dall’Assi, la raccolta è stata in calo del 25,8%.
